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lunedì 25 aprile 2016

Ho conosciuto un clown

 Da quando sono a Milano trascorro le giornate fra casa, ospedale, visite mediche, attività varie e giardini pubblici. L’andare ai giardini è un passo obbligato viste le ridotte dimensioni delle abitazioni a cui non riesco ad abituarmi, sono  costretto a uscire e nei giardini pubblici vedo un via vai di gente di tutte le età, le incontro abitualmente sia la mattina che al pomeriggio. Nel primo pomeriggio i bambini liberi dalla scuola giocano allegri sotto lo sguardo vigile dei genitori, sfruttando i giochi del parco o semplicemente giocando nell’erba. Ed è in un pomeriggio che ritornando
al solito giardino sotto casa, vedo una figura nuova, molto colorata, un Clown.
Di clown ne ho visti tanti, più o meno tutti con la faccia triste, stanchi di far ridere gli altri, di solito figure esili con il viso dipinto in modo da assumere lineamenti  diversi dai propri,  quasi a nascondersi, ma rigorosamente tristi, molto più Pierrot che clown, questo no, non era così, il viso al naturale, il corpo non era esile ma massiccio, non più giovanissimo lo identifico come clown per via del vestito colorato e della vistosa  parrucca, gli occhi azzurri sprizzavano luce e allegria.
Come tutti i clown anche questo aveva i suoi ferri del mestiere, oltre alla bicicletta che mi disse usa come mezzo di trasporto, tanti palloncini, una pompetta per gonfiarli. La sua figura non esile  la mascella da boxer il corpo massiccio mi faceva pensare più a un atleta di lotta grecoromana, ma era vestito da clown. Le sue mani forti modellavano i palloncini con una abilità incredibile, vedevo i bambini avvicinarsi e dopo pochi minuti si allontanavano con ali, spade, cappelli, cani, gatti, elefanti, ecc  ecc. Li realizzava anche a richiesta, tutti rigorosamente modellati al momento, non chiedeva compenso ma accettava offerte, questo mi incuriosì ancora di più.
Mi avvicinai sia perché ero curioso di osservare meglio come manipolasse i palloncini sia per capire perché una persona va in un parco, offre la sua arte e non chiede nulla ma accetta ciò che gli offrono, lo salutai mi rispose con un sorriso mentre continuava a modellare i suoi palloncini. Parla italiano ma si sente l’accento straniero, sorvolo su questo dettaglio, non mi sembra importante, gli chiedo se lo fa per professione, mi dice si  vivo modellando palloncini e col sorriso dei bambini, con la mia bicicletta vado nei giardini e faccio felice i ragazzi, mi chiamano anche nelle feste e io ci vado, ma mi diverte molto stare nei giardini a far sorridere questi ragazzi, solo così riesco a star bene, sorrido e gli dico non mi sembra che stai male perché parli di star bene solo così, lui sorrise mi guardò dritto negli occhi, la mia vita non è stata facile rispose, beh nemmeno la mia lo è credimi io sono a Milano per curarmi di una malattia importante, vengo qui guardo questi bambini e mi sento vicino ai miei figli che non ho qui con me, lui sorrise di nuovo mi disse quasi sottovoce io sono stato in guerra, si dissi io e in quale, in Bosnia rispose lui, non ho capito se fosse Bosniaco o Croato mi interessava di più capire come l’avesse vissuta.
Il clown continuava a modellare  consegnava il manufatto e vedendo il sorriso del bimbo destinatario della sua creazione gli si illuminava il viso, ringraziava mentre prendeva l’offerta e guardava il prossimo bimbo, gli raccontai che anche io so modellare palloncini lo imparai in un periodo che lavoravo con le feste di compleanno, ma io so fare poche figure e molto semplici, impara l’arte e mettila da parte mi rispose. Chiacchieravamo  del più e del meno il tempo scorreva veloce la gente cominciò a rincasare siamo rimasti soli, ero curioso, mi aveva parlato di guerra, ritornai sull'argomento.

Allora hai fatto la guerra, e lui, si sono stato in guerra, i suoi occhi si sono intristiti, me ne sono dispiaciuto con me stesso,  e quella guerra è stata una porcheria, ho visto tante cose brutte, sono stato ferito  ho una protesi al femore, sono rimasto 2 anni paralizzato a letto, 2 anni sulla sedia a rotelle e 3 anni con le stampelle, ora cammino e vado in bicicletta, e non voglio mai più pensare alla guerra.
Nel mio paese ho lasciato casa e tutto quello che ho, voglio vivere così facendo felici i bambini, loro sono innocenti non farebbero male a una mosca, io in guerra sono stato torturato, ho subito torture fisiche e psicologiche, mi hanno fatto fare la roulette russa e non ti racconto altro, non voglio ricordare.
Lo osservo mentre mi racconta di roulette russa e di altre torture psicologiche e fisiche subite, comincio a rendermi conto che quel clown è un uomo.

Ho conosciuto un uomo, la sua storia, la sua paura.
Mi lascia alcuni suoi lavori, un cuore, un cavallino mi dice portali ai tuoi figli, falli sorridere, mi stringe la mano calorosamente,  lo vedo salire in bicicletta e allontanarsi.

Torno verso casa guardando ciò che mi ha lasciato e continuo a pensare a quell'uomo mascherato da clown.



Nicola Fanella

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