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mercoledì 23 gennaio 2013

OLOCAUSTO - 27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA.


Ricordare l’olocausto degli ebrei perpetrato dal popolo tedesco durante la II guerra mondiale è un dovere delle Pubbliche Istituzioni, ma anche d’ogni cittadino onesto e democratico: con 6.000.000 di ebrei uccisi, si è trattato di un genocidio eseguito con un odio razziale così spietato e così assurdo che, malgrado tutte le prove e le testimonianze, c’è sempre qualcuno che stenta a crederci.
La storia insegna che nel corso dei millenni, sono state commesse
molte barbarie, ma nessuna mente umana aveva mai lontanamente pensato di attuare una simile atrocità.
La giornata della memoria serve per tenere aperta la cicatrice sui nostri ricordi. Non dimenticare significa evitare il ripetersi di simili atrocità e follie e per costruire un futuro migliore; senza questa certezza la civiltà non avrebbe più senso. “Mai più” pronunciato con convinzione ogni anno da autorevoli oratori del mondo politico, religioso e militare nella giornata della memoria, serve a richiamare l’attenzione del mondo intero sulle barbarie e sulle guerre consumate spesse volte in nome della giustizia e della libertà.
In questi giorni si è parlato già molto della II guerra mondiale e dei campi di sterminio, pertanto mi limiterò soltanto a fare qualche precisazione.
L’Italia, con la legge 20 luglio 2000 n. 211, ha fissato il giorno della memoria per il 27 gennaio, data in cui è stato liberato il campo di sterminio d’Auschwitz.
In questi giorni la stampa ha usato spesso i vocaboli “Shoan” e “Olocausto”: shoah è un termine ebraico che significa catastrofe, distruzione totale; mentre olocausto, dal greco “olokauston” stava ad indicare un sacrificio religioso in cui l’animale immolato veniva interamente bruciato. I due vocaboli, nel caso in esame, si equivalgono. Il periodo della Shoah va dal 30 Gennaio 1933, quando Hitler salì al potere, fino al 8 maggio 1945, che segna la fine della guerra. Fra i gruppi perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, oltre agli ebrei, vi erano: zingari, serbi, testimoni di Geova, comunisti, omosessuali, tedeschi oppositori del nazismo, partigiani, delinquenti, Slavi, malati di mente, disabili, vagabondi, mendicanti. 
I campi di sterminio erano i luoghi in cui i deportati erano uccisi dopo atroci sofferenze ed i corpi bruciati o sepolti in fosse comuni. Su migliaia d’internati, i medici tedeschi eseguivano esperimenti utilizzandoli come cavie; famosi gli esperimenti del dottor Josef Mengele ad Auschwitz.
Essendo in tema di ricordi voglio ricordare i libri “Il diario d’Anna Frank”, e “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi; inoltre il film di Benigni “La vita è bella”.
Purtroppo nella storia dell’umanità si trovano altri capitoli di genocidio, di violenze e razzismo e tutti meritano di essere ricordati. Per tale scopo, forse tutti i giorni segnati nel calendario non basterebbero. 
Voglio citare le migliaia di persone deportate in Siberia ai tempi di Stalin, il genocidio contro i pellirossa nelle Americhe fatto dalla religiosissima Spagna. Da non dimenticare anche l’inquisizione contro gli infedeli, da parte della chiesa cattolica e la distruzione di massa dei Curdi perpetrata da Saddam Ussein. Anche il paese più civile del mondo, gli Stati Uniti d’America, si è macchiato le mani attuando la tratta degli schiavi negri d’Africa; schiavitù mantenuta negli stati del Sud in maniera non ufficiale, fino a pochi decenni fa. Ancora oggi, in questo paese, continua la discriminazione razziale. In Africa le lotte tribali ogni anno lasciano per terra migliaia di morti. Recentemente nell’Amazzonia cacciatori inviati dai Governi interessati hanno sterminato gli ultimi superstiti degli indigeni che si opponevano alla distruzione della foresta.
Personalmente giudico un genocidio anche i morti per incidenti stradali. Le nostre orecchie sono già abituate a sentirne parlare giornalmente, ma si tratta di seimila morti ogni anno nella sola Italia! Si tratta di vittime innocenti di una politica sporca che, per interessi privati, ha favorito il trasporto su gommato a discapito di quello su rotaie, fluviale e marittimo; vittime che si potrebbero nella maggior parte dei casi evitare.
La storia, una materia scolastica spesso odiata dagli studenti perché fatta di luoghi e date da ricordare, potrebbe tenere alta l’attenzione sul giorno della memoria. Occorrerebbe uno studio più approfondito sulle cause che hanno determinato eventi storici di una certa importanza.
Si parla del “giorno della memoria”, ma si assiste ancora a fenomeni di razzismo e nazismo nelle piazze e negli stadi. Che si  pensi a fermare in tempo questo fenomeno anomalo e pericoloso!
     VITO MARINO

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