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sabato 26 ottobre 2013

"LU MULINARU" dai racconti di Vito Marino

LU MULINARU

Era il mugnaio che, col suo mulino chiamato “la mola”, riduceva il grano in farina.
Benito Mussolini, volendo attuare una politica autarchica, con la sua famosa “battaglia del grano”                               aveva incentivato al massimo la produzione di questo cereale.
Come conseguenza di tale politica economica fino agli anni ’50 circa a Castelvetrano esistevano ancora moltissimi mulini e pastifici, mentre i panifici erano pochi perché per cultura
la panificazione si faceva in casa, con il forno a legna.
Dentro la cerchia urbana esistevano diversi mulini mossi da animali da soma in un primo tempo e dalla corrente elettrica in un secondo tempo; io ricordo, quello di Carta (a cilindri) nella zona della Misericordia, quello di Inzerillo nella zona di "sutta l'ortu" (Via Rossini), quello di Caleca, posto in Via F: Filzi ; un altro (a palmento) posto in Via IV Aprile di un certo Luciano Misttretta, il mulino di Ciaccio in fondo alla Via R. Pilo. Una volta la Via Nicolò Garzilli era chiamata "la strata di la mola" (sicuramente c'era un altro mulino).
Ma i mulini ad acqua erano più importanti.
Il territorio di Castelvetrano è attraversato da tre fiumi: Il Belìce, il più importante, il Modione (una volta chiamato Selino), e il Delia, che sbocca nel territorio di Mazara.
Il Modione alimentava i seguenti 14 mulini: "Staglio, Terzi, Guirbi, San Giovanni, Messer Andrea (Messenneria), Di Mezzo, San Nicolò, Mulino Nuovo, Paratore, Mangogna, Errante, La Rocca, Garofalo, Garibaldi, più Molinello, Molinazzo in territorio di Partanna.
Sul fiume Belìce c’erano: Mulino Vecchio Soprano e Mulino Vecchio Sottano; mentre in territorio di Partanna: d’Avanti, di Mezzo, Perollo, Mulinello e Firriato, un “paraturi” (gualchiera) e una cartiera (San Cristoforo). 
Con tale tipo di mulino, l’acqua scorrendo faceva girare la macina di pietra lentamente, senza fare riscaldare la farina, dando un prodotto più genuino e gustoso.
Volendo dare una precisazione tecnica, il mulino a palmento è più antico e meno tecnologico di quello a cilindri; infatti, la farina esce assieme alla crusca.   
Il numero esagerato di mulini e pastifici per un territorio relativamente piccolo come Castelvetrano stava ad indicare la gran produzione di grano in tutta la campagna circostante, ma anche il gran consumo che si faceva nell’alimentazione di questa materia prima.
Infatti, nella scomparsa civiltà contadina e fino agli anni ’50 circa, solo il pane e la pasta erano considerati indispensabili per l’alimentazione umana; la carne, la frutta e i dolci erano considerati alimenti voluttuari da consumarsi nelle feste ed in qualche ricorrenza particolare. 
Mentre oggi i Paesi più ricchi sono i produttori di petrolio; nel passato erano quelli produttori di grano che assumevano questo primato. La Sicilia, considerata il granaio d’Italia dai romani era sempre contesa dai popoli più potenti del Mediterraneo. La Castelvetrano del 1500, per l’aumento del prezzo del grano era diventata una città molto ricca; la costruzione della prestigiosa chiesa di San Domenico e lo sviluppo urbanistico di quegli anni ne è un esempio.  


VITO MARINO

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