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martedì 4 febbraio 2014

Maxi sequestro di capi di cachemire erano di acrilico e peli di topo

L'operazione della Finanza a Livorno e Roma. Denunciate 14 persone di nazionalità cinese. Trovati 1 milione di prodotti, anche vestiti con etichetta lana merinos, seta e pashmina

Oltre un milione di capi d'abbigliamento sequestrati, tra cui prodotti venduti come cachemire, ma in realtà composti da un misto di acrilico, viscosa, peli di topo e di altri animali: questo il bilancio di un'operazione della Guardia di finanza di Livorno e di Roma che ha condotto alla denuncia di 14 persone di nazionalità cinese per frode in commercio. Insieme ai falsi 'cachemire',  sono stati trovati anche capi con etichetta 'lana merinos', 'seta' o 'pashmina'  poi risultati falsi.

Le indagini, partite circa un anno fa dopo un controllo effettuato dai finanzieri in un negozio di Rosignano Marittimo gestito da una coppia di cittadini cinesi, si sono chiuse nei giorni scorsi con una ventina di perquisizioni in diverse aziende nell'hinterland di Roma e nelle abitazioni dei relativi amministratori, tutti di origine cinese. A Rosignano i militari avevano notato alcuni capi di maglieria
esposti in vendita, con etichette riportanti la dicitura 'cachemire', ad un prezzo non congruo. I finanzieri avevano quindi fatto analizzare i tessuti al laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane. I capi d'abbigliamento non erano assolutamente cachemire ma composti da un misto di acrilico, viscosa, poliestere e persino di peli di topi ed altri animali.

Le indagini, partite circa un anno fa dopo un controllo effettuato dai finanzieri in un negozio di Rosignano Marittimo gestito da una coppia di cittadini cinesi, si sono chiuse nei giorni scorsi con una ventina di perquisizioni in diverse aziende nell'hinterland di Roma e nelle abitazioni dei relativi amministratori, tutti di origine cinese. A Rosignano i militari avevano notato alcuni capi di maglieria esposti in vendita, con etichette riportanti la dicitura 'cachemire', ad un prezzo non congruo. I finanzieri avevano quindi fatto analizzare i tessuti al laboratorio chimico dell'Agenzia delle dogane. I capi d'abbigliamento non erano assolutamente cachemire ma composti da un misto di acrilico, viscosa, poliestere e persino di peli di topi ed altri animali.
Le Fiamme gialle sono poi risalite al fornitore dei capi di abbigliamento, un grossista di Sesto Fiorentino (Firenze), di fatto distributore per tutta l'Italia centrale di prodotti tessili 'made in China'. Quest'ultimo riforniva anche molti negozi della provincia di Livorno, gestiti anch'essi da cinesi, che erano stati stati nel tempo sottoposti ad analoghi controlli di polizia in materia di 'sicurezza dei prodotti'. Le indagini hanno infine consentito di individuare i fornitori del grossista fiorentino: cinque società con sede a Roma

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