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mercoledì 3 aprile 2013

Mafia, confisca record per il re dell'eolico

Scatta la confisca più alta di tutti i tempi a opera della Dia. Si tratta di un miliardo e trecento milioni di euro i beni che la Direzione investigativa antimafia ha confiscato in queste ore in Sicilia nei confronti di Vito Nicastri.
 
TRAPANI- Per tutti era il signore del vento. Ora il suo impero fatto di impianti eolici e non solo è stato confiscato dal Tribunale misure di prevenzione di Trapani. Sulla base delle indagini della Direzione investigativa antimafia, diretta da Arturo De Felice, la scalata economica di Nicastri in realtà sarebbe stata tutta in discesa. Con un socio d'eccezione, Matteo Messina Denaro, sarebbe stato più facile per lui accumulare ricchezze su ricchezze. L'impero che passa al patrimonio dello Stato vale un miliardo e 300 milioni di euro e comprende 43 società di capitali attraverso cui Nicastri gestiva i suoi affari nel settore dell'eolico e del fotovoltaico.

L'imprenditore era diventato uno dei massimi esperti nel setti delle energie pulite in tutto il Mezzogiorno d'Italia. Bastava rivolgersi a lui per realizzare un impianto chiavi in mano. Così è accaduto in mezza Sicilia. Da Trapani a Messina, da Enna a Catania. Secondo gli uomini della direzione investigativa antimafia di Palermo, coordinati dal capo centro Giuseppe D'Agata, l'imprenditore nato ad Alcamo 56 anni fa avrebbe goduto della protezione della criminalità organizzata non solo in Sicilia. Nell'Isola avrebbe contato sul l'appoggio di Mateo Messina Denaro ma anche del capomafia palermitano Salvatore Lo Piccolo. Mentre quando si spostava in Calabria avrebbe strizzato l'occhio agli 'ndranghetisti. Nei confronti di Nicastri gli investigatori non hanno mai trovato quel quid che avrebbe potuto fare scattare le manette. Hanno però raccolto materiale probatorio che è stato ora considerato sufficiente per fare scattare la confisca del patrimonio.

Uno dei passaggi fondamentali fu il ritrovamento nel 2007 a Giardinello, nella villa dove fu arrestato Lo Piccolo, di un pizzino con la frase: "Nicastro di Alcamo continuare con Scinardo. Escludere i fratelli Severino. Ok". Gli investigatori lo interpretarono così: Niacstri e l'imprenditore messinese andavano aiutati mentre i catanesi Severino dovevano essere tagliati fuori dagli affari. Affari in cui si è sviluppata quell'aria grigia in cui Nicastri avrebbe fatto la parte del leone. E si è arrivati alla mega confisca, la più cospicua mai effettuata in Italia, che colpisce l'elettricista di Alcamo diventato il signore del vento spingendosi fino in Spagna, Danimarca e Lussemburgo.
 
Fonte: live sicilia

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