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lunedì 6 giugno 2016

Mafia: sindaco Corleone denuncia stampa


"Ninetta Bagarella, il giorno della processione incriminata, non era a Corleone. E' andata a Parma, dove il marito è detenuto, e non è ancora tornata in paese.

    Quindi è impossibile che, come scrive la stampa, fosse al balcone a guardare un inchino che non c'è mai stato". Lo dice il sindaco di Corleone Lea Savona che smentisce la presenza della moglie del capomafia a Corleone, domenica scorsa, giorno in cui, secondo quanto raccontato dai

domenica 5 giugno 2016

Corleone, processione fa 'inchino' davanti a casa Riina

Totò Riina ha tuttora una "elevatissima pericolosità sociale" e la "capacità" di "mantenere i contatti con la cosca mafiosa di appartenenza", quella dei sanguinari stragisti 'corleonesi'. Lo ha sottolineato la Cassazione, nella sentenza 19811 depositata il dodici maggio, confermando il carcere duro per l'ex capo di Cosa

giovedì 12 maggio 2016

Riina, socialmente pericoloso Confermato carcere duro

Roma -  Totò Riina ha ancora una "elevatissima pericolosità sociale" e mantiene ancora la "capacità" di "mantenere i contatti con la cosca mafiosa di appartenenza". Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza 19811 che ha

venerdì 29 aprile 2016

Palermo, sequestro da 15 milioni di euro ad un sodale di Riina Junior: anche il bar vicino al Pantheon dove si trova salma di Falcone

PALERMO – C’e’ anche il bar ‘San Domenico’ davanti all’omonima chiesa, ‘Pantheon’ di Palermo, dove e’ stata traslata anche la salma di Giovanni Falcone e dove si sono celebrati i funerali di molti servitori dello Stato, nel patrimonio da 15 milioni sequestrato a Francesco Paolo Maniscalco, figlio di un esponente di spicco della cosca di Corso dei Mille, e legato a Giuseppe Salvatore Riina, figlio

giovedì 3 aprile 2014

Totò Riina resta in carcere,

Confermata la decisione della Corte di Cassazione: il carcere è compatibile con le condizioni di salute

La Corte europea dei diritti umani ha rigettato il ricorso presentato da Salvatore Riina in cui il capo mafia dichiarava i suoi diritti violati a causa delle condizioni di detenzione a cui è sottoposto. L’ex numero uno di Cosa Nostra, arrestato nel 1993, è dal dicembre 2003 in regime di 41 bis, il cosidetto carcere duro, e deve scontare una dozzina di ergastoli. Il «capo dei capi», 84 anni, soffre da

mercoledì 5 marzo 2014

Riina ricoverato d'urgenza in ospedale: si è temuto infarto, ma è solo indigestione

Il capo dei capi ha 84 anni, i medici: nessun pericolo


PALERMO – Il capo dei capi Totò Riina, 84 anni, è stato ricoverato in ospedale a Milano. Il mafioso soffre da tempo di problemi cardiaci, per i quali è stato più volte trasferito in un nosocomio. Anche stavolta si era temuto che potesse esserci un problema di natura cardiaca. Tant'è che i medici avevano ipotizzato l'inizio di un infarto. Invece si è trattato soltanto di una indigestione. 

LA LETTERA - Solo qualche settima fa una lettera firmata «Falange armata» è arrivata al

martedì 18 febbraio 2014

«Riina jr a Padova? No, potrà stare qui solo quando avrà rinnegato suo padre»

Il figlio del capo dei capi da giovedì sarà libero e ha annunciato di voler restare nel capoluogo veneto


L’INTERVENTO DEL VICEPRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PADOVA

PALERMO - «Ci manca solo di dover pensare anche al figlio di Totò Riina» visto che «alla Sicilia noi veneti stiamo già dando tanto e forse troppo visto che continuiamo a pagare i loro numerosi ed inutili stipendi che ci costano quasi 1,5 miliardi di euro, circa tremila miliardi delle vecchie lire, in più rispetto al Veneto». Lo afferma, in una nota, Roberto Marcato, vice presidente leghista della Provincia di Padova commentando la decisione di Riina jr, figlio del boss di mafia di rimanere a Padova dopo che, giovedì prossimo, avrà esaurito la pena che stava scontando, in affido ai servizi sociali, nel capoluogo euganeo.

«DOVRA’ RINNEGARE SUO PADRE» - Il leghista rincara poi la dose e ricorda di quando

giovedì 30 gennaio 2014

Riina ha "posato" Messina Denaro?


Quello che qui vi proponiamo è un ragionamento, ma un ragionamento importante, per diversi motivi. Primo, perché nelle cose di mafia si è sempre ragionato poco, in Italia, e detto tanto, anzi, assai. Ci sono molti mafiologi in giro, dai quali bisognerebbe stare alla larga, perché parlano senza aver mai davvero non solo studiato, ma anche “toccato” la mafia. Secondo, perchè di fronte ad un fenomeno complesso come quello mafioso, profondamente connaturato con la società italiana non ci si può fermare solo alla cronaca, ma bisogna usare, appunto la logica, come faceva Leonardo Sciascia, che è quello che ha reso pubblica e popolare la mafia in