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domenica 3 novembre 2013

Vito Marino ci racconta un'altro Mestiere - LU NETTACESSI

LU NETTACESSI
Intorno agli anni ‘40 la stanza da bagno, per come l’intendiamo oggi, non esisteva. C’era in sua vece una rudimentale tazza, che finiva nel pozzo nero a dispersione scavato nel sottosuolo; in superficie c’erano dei conci di tufo murati a semicerchio con un buco al centro. In quelli più civili c'era "lu coddu d'oca", un rudimentale WC di terracotta smaltato, che si restringeva nella parte bassa e si scaricava direttamente, senza sifone, nel pozzo nero. La sua ubicazione generalmente si trovava in uno sgabuzzino nel cortile o in un magazzino.
In un chiodo appeso al muro si appendevano delle strisce di giornali o carte da pane: erano i precursori della

giovedì 5 settembre 2013

- LU CURDARU -

Molti mestieri, che una volta erano indispensabili e molto comuni, oggi sono scomparsi, perché l’industria del Nord li ha soppiantati. Uno di questi era “lu curdaru”.
Lu “curdaru” era l’artigiano che realizzava "corda, rumaneddu, e spagu", di varia lunghezza e grossezza. La materia prima utilizzata era “la stuppa” (la stoppa dal latino “stuppa”) cioè la fibra ricavata dalle piante di agave, canapa e lino.  
- La "Zabbara" (agave) è una pianta grassa tipica del clima mediterraneo; durante la civiltà contadina dalle foglie lunghe e carnose, si ricavavano filamenti molto resistenti "lu zabbarinu", con cui si otteneva

sabato 22 giugno 2013

VITO MARINO - "Lu Fotografu"

Intorno agli anni ’50 per il paese giravano molti ambulanti. A causa della disoccupazione, gli artigiani si cercavano loro il lavoro di casa in casa. Fra costoro c'era anche il fotografo ambulante, che con una grossa macchina fotografica e relativo treppiede, faceva "li ritratti" girando di cortile in cortile. Molto caratteristico era il preparativo: dopo avere collocato il treppiede con la macchina fotografica e una bacinella con

domenica 12 maggio 2013

I RACCONTI DI VITO MARINO - "U CRAPARU"


- CRAPARU = Capraio. Allevava una diecina di capre, portandole al pascolo ogni giorno. Dalle prime piogge all’inizio d’estate, di mattina presto, il capraio con le sue capre passava per le strade del paese e distribuiva ai clienti il latte che teoricamente mungeva di presenza. Spesso, furbescamente, quando il cliente si affacciava alla

lunedì 6 maggio 2013

Vito Marino - Lu custureri


CUSTURERI = Era il sarto (dal francese couturier). I vestiti e i cappotti “lesti e boni” (confezionati) sono esistiti da sempre ma, siccome costavano molto, mentre la mono d’opera del sarto era bassa, la gente, per risparmiare, preferiva comprare la stoffa e farseli cucire “fatti apposta” (su misura). Inoltre, un vestito o un cappotto già usato, ma di buona qualità, allora non si buttava, ma si

martedì 23 aprile 2013

LU CHIAVITTERI o FIRRARU di Vito Marino


LU CHIAVITTERI o FIRRARU

Era il fabbro ferraio, che lavorava il ferro per costruire tutti gli accessori metallici per gli infissi: “firriggiara, succuli, lucchetti, toppi (serrature), chiavi, chiavini”; ma costruiva anche gli attrezzi per l'agricoltura: “zzappa, zzappuni marsalisi, zzappuni strittu, zzappudda, rasula, faci, birrina, cafuddaturi (o chiantaturi), accetta, rastreddu, vommara, rincigghiu, ancinedda, furlana, furlanedda,

giovedì 4 aprile 2013

- LU GHIACCIARU -


- LU GHIACCIARU -
 Nel dopoguerra, in mancanza dei frigoriferi e refrigeratori, il ghiaccio, posto nelle ghiacciaie, era l’unica fonte che poteva rinfrescare le bevande o conservare i cibi.
Ricordo che tutti i giorni, nelle ore calde del tardo mattino estivo, passava Don Angelo, un ambulante grasso e sempre sudato; egli

sabato 23 marzo 2013

I RACCONTI DI VITO MARINO


 LU CARVUNARU E LU CARVUNI

Prima dell’avvento del gas nelle nostre cucine, in tutte le abitazioni esisteva “lu cufularu” o “fucularu” e la “furnacella a carvuni” sistemati in luoghi o posizioni diverse.

Potevano anche essere incorporati nella stessa “gghiuttena”, dove il